Gita ad Isili
Con le attenzioni
dell’Associazione 50 & Più di Oristano
Gita ad Isili
L’Associazione
50 & Più di Oristano ha organizzato per metà maggio, una gita ad Isili, paese
situato al centro di un quadrilatero i cui vertici sono rappresentati dalle
città di Oristano, Cagliari, Lanusei e Nuoro.
La
partenza è fissata per le ore otto mentre l’arrivo è previsto intorno alle undici.
I partecipanti, una trentina in tutto, sono pronti ad affrontare, a bordo di un
accogliente e spazioso pullman, il gradevole percorso che porta a destinazione.
Per la
giornata odierna, datata 15 maggio 2026, i meteorologi avevano previsto
pioggia, vento e freddo ma da quanto risulta dalle nostre verifiche non abbiamo
nulla di cui lamentarci. Ad onore del vero in mattinata, come anche di
pomeriggio, non si è avvertito nessuno scroscio d’acqua. Il sole giocando a
nascondino tra nuvole biancastre di poco peso, poteva permettersi il lusso di far
evaporare le diverse pennellate di schiuma presenti nella volta celeste. Di plumbeo nessuna lettura da quanti hanno volto
lo sguardo verso l’alto. Le condizioni climatiche non sono quelle segnalate
dagli esperti e non sono neppure quelle descritte dallo scrittore americano
Henry Longfellow (1807-1889), in The rainy day alias Il giorno di
pioggia. Detto autore in effetti intendeva far riferimento al suo stato
d’animo turbato dal lutto familiare, la perdita della moglie, subito nei primi
anni di matrimonio.
La giornata è fredda, scura e cupa.
Piove, e il vento non è mai stanco.
Sono superati agilmente ed
agevolmente i chilometri di superstrada che portano nei pressi di Sanluri dove
un percorso ad anello, paragonabile a quello inserito nelle spille di sicurezza,
porta alla deviazione ad angolo retto verso la regione del Sarcidano e quindi alla
volta della nostra meta. Per me è la prima volta che intravedo dalle vetrate
del pullman i piccoli paesi di Furtei, Gergei, Gesturi, Turri ed altri dei
quali non riesco, data la velocita del mezzo di trasporto, ad effettuare una
pronta lettura. Tanto verde tutt’intorno, con i campi votati all’agricoltura da
colture foraggere e seminative. In lontananza la stessa colorazione va ad
interessare ampie distese di piante di leccio, di rovere, di ulivo, di
lentischio e di alberi di importazione quali gli eucaliptus. Sempre a vista d’occhio
non puoi fare a meno di inseguire i colori della primavera che in un quadro
d’insieme tendono a presentare decorazioni di altissimo livello. Il vento fa la
sua parte nel mettere in risalto le infiorescenze cerealicole.
Eccoci ad Isili in un
territorio di mezza montagna con falesie che invitano lo spettatore ad
inseguire sino a fondo valle detti strapiombi. Non mancano le attenzioni degli appassionati
verso queste rocce a fil di parete. E sul fondo valle l’acqua dei laghetti fa
da ottimo contorno al paesaggio circostante. Il verde che avvolge ed abbraccia il
centro abitato lungo le vie di comunicazione, le piccole piazze ed i cortili
delle abitazioni è ben somministrato e distribuito.
Le distanze da Oristano,
Cagliari e Nuoro sono rispettivamente di sessanta, settanta e centodieci
chilometri. Non conosco la distanza da Lanusei ma alla percorrenza di questo tracciato
è pronto a fornire lucida testimonianza il trenino che giornalmente, passando
per Nurri ed Orroli, porta a destinazione. Ho citato questi due piccoli paesi in
quanto mi ricordano la breve vacanza scolastica vissuta in occasione dei miei
esami d’ammissione alla scuola media. Era il 1949 mentre nel 1945, a proposito
della mia prima visita in Sardegna, effettuai l’intera tratta del percorso
ferroviario che da Cagliari, passando per Isili, porta a Tonara e quindi a
Sorgono.
La breve permanenza ad
Isili mi permetterà di ampliare le conoscenze:
a) sulla lavorazione dei tessuti e degli
articoli in rame
b) sulle singolarità del nuraghe Is Paras, sito ubicato ad un centinaio di metri dalla linea a scartamento ridotto.
Per la visita alla mostra
segnalata al primo punto siamo stati indirizzati dalle valenti guide presso il
Museo Marate, nell’ex Convento degli Scolopi.
Rivedere vecchi telai armeggiati
da abili tessitrici che, con navette da inserire nell’ordito, inseguivano temi
proposti in chiave isolana è stato per me un rivivere i tempi della mia
adolescenza quando nel mio paese le lavoratrici si disimpegnavano nei loro
esercizi da mattina a sera. A questi lavori non ho mai prestato molta
attenzione. Presumo che se avessi fatto
delle richieste di delucidazione sarei stato appagato. Alla mia seconda madre,
che prima del matrimonio si era fidata per molti anni delle attenzioni del
telaio, non avevo mai posto domande specifiche sugli articoli della tessitura.
Qui ad Isili la spoletta inserita nella navetta aveva il vanto
di rilasciare passo dopo passo filamenti d’oro, d’argento e di rame. E l’arazzo
in dirittura d’arrivo diventava merce di scambio di altissimo pregio e valore.
Per quanto riguarda la
lavorazione del rame e della sua strumentazione, a parer mio, si tratta di un
dejà vu, un qualcosa di molto simile a quanto si poteva osservare a Tonara negli
anni Sessanta nelle officine dei fabbricanti di campanacci. Prendo ad esempio
le incudini, le cesoie, le lamiere, i compassi, i cunei, i martelli e le
tenaglie, strumenti questi che ritrovavano tutti l’abbraccio finale nell’utilizzo
dei crogiuoli e nella cottura affidata al potente soffio del mantice (Per il
termine Su Fodde leggi su vodde mentre per Fodde
leggi Fodde).
L’Angius, nella sua
visita del 1846 a Tonara, non fa alcun cenno dei fabbricanti di campanelle e
tantomeno dei torronai. Penso che queste attività abbiano avuto origine in
detto paese intorno alla fine dell’Ottocento. Stesso discorso vale per i ramai
di Isili. Non può essere altrimenti. Per detto centro si fa riferimento,
secondo l’esposizione dell’Angius del 1839, alla presenza di cinquanta famiglie
di meccanici dedite alla confezione della polvere da sparo. Nessun cenno quindi
alla produzione di articoli metallici.
Nell’officina dei calderai
sono rimasto incuriosito dalla strana forma dei martelli. La foggiatura ad
angolo retto permetteva ai lavoratori di guadagnare con facilità gli spazi più
profondi dei loro manufatti.
In un corridoio del museo
è presente un mezzo di trasporto che consentiva lo smercio degli articoli in
rame. Sulle catene delle stanghe di una analoga carretta mi servivo da bambino a
Tonara per il gioco dell’altalena (Su tzillo tzillò)
Con la visita al nuraghe
Is Paras si conclude la nostra gita di carattere culturale.
Il vano più
interessante della costruzione, il cosiddetto mastio ossia la fortificazione
più alta del nuraghe, ha la singolarità di avere il tholos, alias la volta a
cupola, in perfette condizioni. In basso, sul parterre è presente un pozzo
della profondità di cinque metri.
Al mastio in questione, che è di forma conica con
una altezza di dodici metri e con una pavimentazione circolare di sei metri di
diametro, si accede da un imponente ingresso ad angolo acuto.
I trenta partecipanti
alla gita sono tutti all’interno del grande vano con le spalle addossate alle
pareti. Il pozzo, ricoperto da una grata in ferro si trova al centro del
parterre. Nessuno si muove. C’è molta curiosità in ciascuno di essi.
Da quanto si è visto e da
quanto è stato esposto dalla guida sembra che tutti abbiano trovato risposte
adeguate e soddisfacenti.
Fuori fa freddo e il vento non
si stanca mai di soffiare
The day is cold and
the wind is never weary.
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