Memorie tonaresi in pratza manna

venerdì 16 ottobre 2026

Una settimana nella regione Marche (Giovanni Mura)

 

Una settimana nella regione Marche

 Premessa

L’Associazione culturale 50 & Più di Oristano ha organizzato per l’ultima settimana di settembre del corrente anno 2026 un interessante viaggio in terra marchigiana.

Per poter definire al meglio gli itinerari previsti dal programma si è provveduto per tempo ad invitare i partecipanti ad una serie di incontri presso i locali della sede organizzatrice.

Oggetto di discussione sono stati gli orari di partenza e di arrivo di ogni tappa, i mezzi di trasporto da utilizzare nei vari tracciati, i servizi offerti dall’hotel prescelto, la corresponsione dovuta alle guide per le loro prestazioni ed il saldo finale da regolare in anticipo.

Ciascuno di noi, nel vivere i tempi d’attesa della partenza, non potrà fare a meno di affidarsi all’immaginazione per inseguire spazi e luoghi conosciuti solamente attraverso le letture sui libri di scuola ed i commenti degli insegnanti.

Si parte d’autunno, dopo un’estate contrassegnata da un caldo asfissiante che solo ultimamente si è concesso una tregua veramente significativa.

In passato, con il mese di settembre, che nel dialetto sardo è definito con il termine Cabudanni, dal latino Caput anni, si dava inizio all’attività agricola. Ormai i tempi dedicati alla raccolta dei frutti della terra durante i mesi di giugno (lampadas), luglio (treulas da trebbia) ed agosto (austu) avevano portato a buon fine le fatiche dei contadini. E si avvertiva ogni anno tra i pastori, con il passaggio delle consegne tra le due stagioni, il bisogno di cambiare le aree destinate al pascolo per i propri allevamenti. Questo è quanto avveniva nel mio paese e così sarà stato anche nella regione che andremo a visitare. Il celebre passo dannunziano sulle transumanze Settembre, andiamo, è tempo di migrare non poteva valere unicamente per le occupazioni degli allevatori abruzzesi. Ed i pastori marchigiani, a loro volta, non avranno mai indugiato a trasferirsi, in Maremma o sul Tavoliere delle Puglie.

Si provvedeva quindi, in detto periodo, nel mio paese, alla raccolta della frutta secca, noci nocciole e castagne. Per soddisfare tale impegno era richiesta anche la mano d’opera dei più giovani tanto che l’attività scolastica nel mese di ottobre (Santu Miale=San Michele) risentiva parecchio per le molte assenze degli iscritti.

Erano tempi segnati dagli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso, e poco era concesso agli studenti di dette classi, una volta conseguita la licenza elementare.

Detti adolescenti si dovevano accontentare di inseguire le loro attenzioni solamente verso quei mestieri che allora sapevano di falegnameria, sartoria, agricoltura, commercio ambulante, pastorizia, edilizia ed altre attività di un certo peso. La voglia di inserimento in progetti più ambiziosi era esclusa soprattutto per gli appartenenti a famiglie poco agiate.

Qualcosa cominciò a cambiare con l’istituzione di una scuola media e di una scuola superiore.

Nonostante vi fosse a quei tempi qualcuno che predicava la semina del grano anche in terreni proibitivi e una rotazione agraria atta a soddisfare al meglio i problemi della pastorizia, la situazione odierna, dal punto di vista occupazionale, in contrasto con i dettami del passato, è decisamente cambiata. Le uniche attenzioni di un certo spessore sono attualmente riservate al commercio dei dolci tipici della zona, alla produzione dei campanacci ed alle attività di carattere impiegatizio. La pastorizia e l’agricoltura, fatti salvi gli spazi dedicati all’orticoltura, si attestano sullo zero assoluto.

 Le transumanze nel Campidano e le giornate dedicate alla trebbiatura dei cereali nel rione tonarese di Su Pranu, in località Is Argiolas (le aie pubbliche), trovano una giusta collocazione nel dimenticatoio. Può testimoniare il sottoscritto di aver operato questo umile servizio con l’impiego di un asinello in regione Maria Pra, nel terreno che oggi ospita una palazzina di proprietà dei coniugi Sau-Desotgiu. Il lavoro fu definito in alcuni giorni da una quantità di grano non superiore al mezzo starello, venticinque litri in tutto. Happo treulau una pariga ‘e dies po chime imudos de trigu.(Ho trebbiato nel tempo di un paio di giorni per cinque imbuti di grano). Correva l’anno 1951 e l’età del conduttore non superava i tredici anni.

Devo ora abbandonarmi in questa lunga ma doverosa premessa all’immaginazione di quanti, con la rituale curiosità, si ostinano a cogliere i concetti espressi sull’infinito dal sommo poeta recanatese. E’ difficile, quanto impossibile, educare la mente a raccogliere passaggi che sanno di immensità. Resterò in coda al gruppo di cui faccio parte per studiare al meglio la situazione. Per dare una dimensione ed un peso al concetto dell’universo non mi avvarrò del simbolo di integrale ma cercherò di servirmi di una bilancia che nulla sa di calcolo infinitesimale. E’ il pensiero, lo strumento di misura che con valenza di peso nulla, si dichiara equivalente al peso nullo di tutto il creato. E’ l’accelerazione di gravità, di cui è soggetto ogni corpo nello spazio, a rendere possibile questa affermazione.

Per i temi riguardanti le attenzioni verso i percorsi archeologici, le espressioni pittoriche dei grandi artisti e la descrizione delle costruzioni nel tempo attraverso i richiami ai loro stili, ci affideremo alle lezioni ed approfondimenti delle guide di turno.

Poco interesse per quanto riguarda gli spazi riservati alle ex Zecche di Stato in quel di Fabriano. Non mea interest. Sarebbe utile e interessante, invece, poter visitare nel Museo della Carta e della Filigrana di detto centro le poderose gualchiere del passato, una volta impiegate lungo il corso del fiume Giano. Purtroppo ciò non sarà possibile in quanto non programmato dagli organizzatori. Mi dovrò accontentare di rivedere i marchingegni del mulino ad acqua (Sa cracchera) sito in Tiana in regione Turrei. Detta gualchiera, che serviva per la lavorazione dell’orbace, aveva molti punti di somiglianza con quelle esposte nel centro marchigiano citato. Sarà per un’altra volta.

Saranno quindi da noi gettonate quotidianamente e per tutta la settimana le visite alle chiese, oratori, musei, castelli, fortezze e siti archeologici. Il tutto all’insegna delle bellezze naturali offerte dal paesaggio e della cordialità dei residenti. Ci auguriamo inoltre bel tempo ed una buona permanenza.

(Lunedì 21 settembre)

Visita della città di Pesaro

Dalla mia cameretta d’albergo sita al terzo piano dell’hotel Bellevue di Pesaro mi incuriosiscono alcuni particolari geometrici che non sfuggono all’ospite di turno. Posso affermare che quanto espongo si riferisce unicamente a quanto vedo nel sollevare la serranda della porta-finestra che dà sul terrazzino. Procedendo dall’alto verso il basso osservo nitidamente quanto segue:

a)      la linea orizzontale che funge da separazione tra cielo e mare,

b)      Il molo anti flutto,

c)      La battigia

d)      L’inizio dell’arenile

e)      Il termine dell’arenile,

f)       L’ingresso alla spiaggia

g)      Le dimensioni maggiori della piscina dell’albergo

Sui fianchi di dette parallele insistono le altezze degli edifici vicini. Ciò che mi stupisce è il perfetto allineamento di ogni linea di separazione con la base dell’avvolgibile. Questa disposizione grafica può essere definita da due segmenti paralleli tagliati da diverse trasversali.

Bellevue, nome assegnato alla dimora che mi ospita, significa Bella vista e va letto Belvì dove il suono di quest’ultima lettera nasce dalla contrazione ad u delle labbra. Questo vale per le regole francesi ma per noi italiani va bene anche Belviù. Per ii sardi Belvì è un centro montano della Barbagia centrale, dipartimento questo che mi ha ospitato in gioventù dagli anni quaranta agli anni sessanta del secolo scorso

La pianta rettangolare dell’albergo ha quattro fronti. Il primo si affaccia sul mare ed al riguardo ho già riferito, il secondo, che sta di spalle, dà sul Viale denominato Trieste, il terzo ed il quarto, opposti l’uno all’altro, sono fiancheggiati a debita distanza da altri edifici di valenza pluristellata. Oltre la piazzuola d’ingresso allo stabile si snoda il corso che porta in breve tempo ai più bei ritrovi di Pesaro: Piazza del Popolo e Piazzale della Libertà. Tra questi due spiazzi trova la sua giusta collocazione il Duomo ossia la Cattedrale di Santa Maria Assunta.

Siamo nel cuore di Pesaro, una città ombreggiata da tanto verde e da una vegetazione di tutto rispetto.

Il Viale Trieste si presenta cadenzato nei contrapposti marciapiedi da piante denominate tamerici e celtis, con le prime contrassegnate da foglie filiformi somiglianti tanto alle chiome dell’erica scoparia e le seconde a quelle del tipo Quercus ilex. La distinzione riposa nell’assenza di ghiande, nella diversità del margine delle foglie e della loro nervatura.

Il lungo viale che comunica con le celebri piazze della città è rivestito nei marciapiedi solamente da piante di leccio. All’inizio, e intendo nel cuore della città, Piazza del Popolo si presenta ai suoi cittadini ed ai numerosi turisti con una fontana che, con i suoi numerosi zampilli alimenta una vasca sorretta di spalle da caratteristici gnomi in atteggiamento da atlanti. Detta fontana, definita la pupilla di Pesaro, vive la sua storia facendo leva su diverse ricostruzioni e notevoli miglioramenti sin dal millequattrocento.

Alla fine, ossia di fronte al mare, il Piazzale della Libertà presenta La Palla. Così viene chiamata dai pesaresi, la Sfera di bronzo di Arnaldo Pomodoro.

Il significato di detto capolavoro riposa nel giusto equilibrio tra perfezione geometrica e fratture interiori, tra materia e spirito.

Aggiungerei, forse sbagliandomi, i concetti di ordine e disordine, dentro e fuori e cosi via.

Si possono calcolare per detto solido il suo volume ed il relativo peso. Nel primo caso è’ sufficiente ricorrere alla formula che gli insegnanti romani degli anni venti e trenta del secolo scorso presentavano agli allievi delle classi elementari con la seguente richiesta: Sapete voi dirmi il volume della sfera quale è? La risposta in rima da parte degli scolari valeva: Quattro terzi pi greco erre tre.

Nel secondo caso, bisognerebbe far ricorso al peso specifico del bronzo e giustificare tale utilizzo solo in assenza di qualsiasi vuoto all’interno del solido citato.

A metà strada tra la Sfera e la Fontana si incontra, ben definito su un ampio slargo, il Duomo. Appena varcata la bussola d’ingresso, ti sorprende, sotto il piano di calpestio, una successione di mosaici che riposano su diverse pavimentazioni di epoca paleocristiana. Sono decorazioni ben visibili da chiunque volga lo sguardo al disotto della pavimentazione in cristallo.

Mi sembra di aver visto qualcosa di simile nelle stratificazioni a mosaico di Aquileia.

Sempre a Pesaro ho potuto ammirare nel museo dedicato alla famiglia Benelli un esemplare di motocicletta unico al mondo.

All’esterno della stanza che custodisce detto cimelio giganteggia una colonna con un capitello in stile corinzio. Ma! Forse è in attesa di essere rimossa.

Una bella giornata quella odierna. Ciò che mi ha maggiormente meravigliato in questo percorso cittadino è la presenza di tanti bambini ancora in fasce su carrozzelle o in braccio ai loro genitori. Ho pensato che questa comunità si riproduca sulle regolarità del passato. In Sardegna si avverte invece il vuoto infantile. La denatalità è un grosso problema.

(Martedì, 22 settembre)

Visita alla città di Urbino

La giornata odierna è così programmata: Colazione in hotel. Escursione intera giornata, pranzo packet lunch. Visita Palazzo Ducale. Oratorio di San Giovanni. Rientro in serata in Hotel, cena e pernottamento.

Nel dialetto del mio paese si direbbe S’immurgiada a mignanu in s’albergo. Si girada tottu sa die e si pappada cun s’arrecatu a pragnu. Si bisitada su Palazziu ducale, s’Oratoriu de Santu Giuanni e si torrada a merie in s’albergo. Appusti gena si annada a dromire.

La guida assegnata al nostro gruppo, puntualissima all’appuntamento stabilito nel parcheggio antistante la muraglia che immette ad Urbino, è pronta a dialogare con noi di architettura rinascimentale.

Per raggiungere la base del Palazzo Ducale che giganteggia verso l’esterno con la mirabile facciata dei Torricini bisogna utilizzare un sottopassaggio ripido e poco illuminato o servirsi di una rampa elicoidale. Quando arrivi al disopra di detta cinta muraria bisogna salire, salire ed ancora salire. Io sono tra i ritardatari e come sempre faccio fatica a seguire il gruppo che mi precede. Quando lo raggiungo la guida ha esaurito i suoi commenti ed è pronta a ripartire. Purtroppo, vuoi per l’età e vuoi per gli acciacchi che essa comporta mi devo sempre accontentare di affidarmi alla lettura di quanto è segnalato nelle locandine a fianco delle opere d’arte in esposizione.

Questo succede all’interno delle chiese, degli oratori e delle abitazioni degli illustri artisti di cui si vanta la cittadina.

Ciò che non è spiegato risulta sempre di facile lettura. Mi riferisco al mattone, materiale questo presente ad Urbino dappertutto ed in particolare nella costruzione delle abitazioni, nella pavimentazione stradale e nelle fortezze urbane.

Salgono i mattoni verso l’alto e salgono con essi le persiane ma non le serrande. Non si paga per vedere questi materiali. Li hai sempre sotto gli occhi. Sembra che te li abbiano dati in consegna. Le pietre sono assenti in ogni dove. Chissà quanto verrebbe a costare in loco un chilo di pietre urbinati. E di mattoni è fatta anche la casa di Raffaello, una costruzione a più piani con ingresso sulla sinistra del nostro percorso in salita. Lo stabile ha avuto nel tempo diverse destinazioni d’uso da parte degli eredi sino a diventare proprietà di interesse pubblico grazie alle sottoscrizioni degli urbinati ed alla generosa contribuzione di un nobile londinese. Il mecenate in questione, John Morris Moore, è ricordato in una scultura molto espressiva in una delle stanze del secondo piano.

Finalmente si arriva ad uno slargo di tutto rispetto. C’è posto per tutti: per i numerosi turisti, per i cittadini e anche per il gruppo di cui faccio parte, ormai pronto a concedersi alla consumazione del pacco viveri ed alla siesta pomeridiana.

Se Raffaello fosse vissuto ai tempi d’oggi non avrebbe esitato a riprendere i volti di alcune ragazze che mi stanno di fronte e che mi hanno dichiarato di essere delle urbinati.

Ora si scende, ma quanto si scende per arrivare alla base della facciata del Palazzo Ducale. Superato, sempre in discesa, il sottopassaggio che conduce all’esterno della fortezza, ci si ritrova a qualche decina di metri dal pullman che ci riporta a Pesaro.

(Mercoledì, 23 settembre)

Visita ai centri di Loreto e Recanati

In riferimento alla data odierna, si legge quanto segue nel programma compilato dagli organizzatori del viaggio:

Colazione in hotel. Partenza ore nove per Loreto e Recanati, escursione intera giornata, pranzo packet lunch, A Loreto visita della Basilica della Santa Casa. A Recanati visita dei luoghi leopardiani e della casa di Leopardi, Rientro in Hotel in serata. Cena e pernottamento.

La Basilica di Loreto, si presenta al visitatore di turno con la facciata curata in stile gotico rinascimentale, la sua grande piazza e la cinta muraria eretta a partire dal quattordicesimo secolo a difesa dalle invasioni turche. Vi hanno lavorato sempre i migliori architetti del tempo. Le descrizioni sulle prime edificazioni fanno riferimento a del materiale lapideo appartenuto alla casa di Nazareth e trasferito in queste regioni collinari. Si tratta di tre pietre presenti in questa Santa Casa.

Si ritiene vera questa ipotesi in quanto a Loreto e dintorni non si trova, come abbiamo riferito per la città di Urbino, detto materiale lapideo. Le cappelle della chiesa inseguono i terminali di due piante in sovrapposizione: la croce latina e quella greca.

Al centro della piazza fa la sua bella figura la Fontana maggiore. Oggi si presenta in stile barocco. Gli apporti idrici provengono dal territorio di Recanati. Era stata costruita per soddisfare le rituali docce dei pellegrini in visita alla Santa Casa.

La consumazione del pranzo col pacchetto viveri avviene sotto i portici della Basilica. Di pomeriggio si farà ingresso ai luoghi leopardiani.

Diverse torri in questa vicina città e ad ognuna di esse ti vien voglia di attribuire la presenza del volatile solitario.

Solamente la costruzione che svetta all’interno di un oratorio è quella citata dal Leopardi. I passeri dell’oggi sembrano inseguire dall’alto le rincorse al pallone di alcuni ragazzini presenti nel campetto sottostante.

Il punto esatto che permette al Leopardi di osservare da dietro la siepe l’infinito non avviene nell’interno della sua abitazione e tantomeno nella sosta che chiunque può permettersi facendo ingresso nell’androne principale del locale liceo. Da una finestra si osserva l’immenso. Ma non è l’Infinito descritto dal Leopardi.

E’ da una rientranza del lungo strada che l’immortale pensatore descrive le sue emozioni. Per queste indicazioni sono veramente grato a quanto mi suggerisce l’accompagnatore di turno.

Nulla posso dire di Casa Leopardi, una costruzione con stanze di grandi dimensioni occupate al secondo piano da libri. Sembra di entrare in un ufficio ministeriale. Stimo che detta biblioteca ospiti nei cinque stanzoni che si susseguono l’uno all’altro circa centomila testi. Data la mia sordità non riesco a capire nulla di ciò che riferisce la guida locale. Posso rifarmi al primo piano con quanto risulta esposto sui cimeli del Recanatese nelle locandine appese alle pareti.

(Giovedì, 24 settembre)

Visita ai centri di san Marino e Gradara

Colazione in Hotel. Partenza ore otto e trenta per San Marino. Visita guidata della città. Rientro in Hotel per il pranzo. Alle ore sedici, partenza in pullman per Gradara, Visita dei Castelli ove si consumò la tragedia di Paolo e Francesca. Rientro in serata a Pesaro per la cena ed il pernottamento.

Al parcheggio di San Marino ci attende un abile e consumato conversatore. E’ la guida che ci terrà compagnia per tutta la mattinata su un territorio molto simile a quello incontrato ad Urbino. Quindi dobbiamo salire sempre, salvo fermarci nei posti di maggior interesse. Per fare ingresso in questo stato estero occorre superare con l’ascensore il notevole dislivello dato dalla cinta muraria. Una volta arrivati al piano di sopra di detta muraglia possiamo permetterci il lusso di godere della vista a centoottanta gradi di un’immensa vallata. Offrono una degna cornice i lontani Appennini.

A metà salita la guida ci favorisce l’ingresso alla Fossa dei Balestrieri, il campo di gara dove si disputano queste gare di destrezza. Gli spettatori vanno ad occupare le postazioni offerte da una imponente gradinata. Nella parte superiore della parete che delimita la grande fossa è segnalata in calligrafia gotica la seguente scritta:

CAVA DEI BALESTRIERI. Le regole del gioco consistono nel manovrare con destrezza una pesante balestra e riuscire a centrare con le frecce, alla distanza intercorrente tra la linea di tiro e quella di bersaglio, oggetti di pochi centimetri.

Si disputa ogni anno in questo sito il torneo dei nove Castelli o nove Frazioni.

Ci riferisce la guida anche della storia di questa repubblica antichissima e dei rapporti diplomatici in vigore con tantissimi stati.

Passando al settore gastronomico non può fare a meno di spendere qualche segnalazione per l’ottimo vino e per le sottili e sfiziose piadine sanremesi.

Riusciamo ad arrivare sino in alto dove la vista si concede a tutto campo.

Mentre il nostro accompagnatore parla tralascia di riferirci della teleferica che in tempi brevissimi va a raggiungere le piattaforme poste alla base del territorio urbano. Forse ha ritenuto di non dar peso allo spettacolo offerto dai silenziosi ingranaggi della funivia.

Ora si scende verso il parcheggio. Si scende lentamente ed alla spicciolata. Non c’è fretta. Le vetrine dei negozietti, in successione a destra e a manca, catalizzano l’attenzione delle donne del gruppo. E’ tutto per i loro occhi e per le loro tasche.

Di pomeriggio si va a Gradara per cercare di allacciarci ai discorsi che la guida inizia a presentare già da bordo pullman.

Quando si arriva a destinazione ci accorgiamo che la distanza tra il pullman messo a nostra disposizione e la fortezza, teatro che associa i rapporti sentimentali di Paolo e Francesca e la tragedia consumata a loro danno, è notevole. Alcuni desistono, altri arrancano ed i restanti procedono a passo spedito. La tresca amorosa che ha portato ad un fratricidio è molto stimolante per questi ultimi. Come si arriva in alto alla base della rocca si procede in orizzontale passando di stanza in stanza, ognuna provvista di un alto caminetto con i segni ancora evidenti di antichi fuochi sempre accesi per gli innamorati di turno. Per i più curiosi c’è tanto da ascoltare, da vedere e da raccontare ma la serata volge ormai al termine. Si scende ora, ma quanto si scende.

(Venerdì, 25 settembre)

Visita ai centri di Macerata e Fiastra

Colazione in hotel. Partenza in pullman ore otto e trenta. Escursione intera giornata, pranzo packet lunch. A Macerata visita della città dalle caratteristiche mura, dove spiccano architetture rinascimentali, barocche e neoclassiche. A Fiastra visiteremo l’Abbazia, uno dei complessi monastici cistercensi meglio conservati d’Italia. Rientro in serata per la cena ed il pernottamento.

Per arrivare a Macerata bisogna superare le zone di mezza montagna del Pesarese e le distese infinite di alberi ad alta ombreggiatura. Quando le colline cominciano a presentarti terreni arati da poco o con le sementi pronte a propiziare i prossimi raccolti invernali è già Macerata. Difficilmente capita di inquadrare superfici incolte. Eppure non siamo in Romagna dove l’agricoltura non risparmia il lavoro neanche sull’ennesimo metro quadro disponibile.

I biglietti d’ingresso ai gioielli della città sono pronti ad essere presentati non appena il pullman termina di percorrere il tratto di strada che costeggia le fortezze cittadine e raggiunge il parcheggio che dà sullo Sferisterio.

E’ questa una costruzione dedicata in passato agli eventi sportivi, gioco della palla a mano, ed oggi riservata alle manifestazioni di carattere musicale con il piatto forte della lirica. La pianta insiste su una geometria di tipo ellittico che consente di ospitare all’interno di detta semi ellisse circa ottomila spettatori. I residenti del Mandrolisai, zona montagnosa della Barbagia Centrale che va a comprendere i comuni di Samugheo, Ortueri, Sorgono, Atzara, Tonara e Desulo potrebbero stare comodamente seduti sui posti di detto Sferisterio. Non ci si rende conto di tanta grandiosità a spalti vuoti diversamente da quando la piena capienza, le luci notturne e gli effetti scenici e sonori evidenziano prospettive di grande effetto.

La guida, in uscita dal grande teatro all’aperto, indugia a presentarci la maestosità offerta dalle opere d’arte segnate all’interno ed all’esterno delle varie chiese senza lasciarsi sfuggire l’opportunità di chiarire con semplicità gli stili che accompagnano detti capolavori. Si cammina finalmente su percorsi accettabili e senza fretta, sempre tenendo conto che a mezzogiorno in punto c’è l’appuntamento con la Torre dell’orologio in piazza della Libertà.

L’inizio dei lavori di detta costruzione inizia nel 1492 e si conclude due secoli dopo. Alla presenza di detti lavori non può presenziare Cristoforo Colombo in quanto impegnato in affari esteri.

A mezzogiorno il tempo è segnato dall’apertura di due piccole finestre che, da una altezza approssimativa di una ventina di metri dal parterre, favoriscono il passaggio su una piattaforma circolare dell’arcangelo Gabriele e dei tre Magi.

Avevo visto qualcosa del genere in un cantone in lingua tedesca della Svizzera ma ora mi sfuggono i particolari.

Ed eccoci a Fiastra, la seconda tappa della giornata odierna. Grandi spazi di verde governano gli esterni del monastero dei Cistercensi. All’interno di questa struttura ci compiacciamo di immedesimarci in quelle che erano le regole di vita curate dai monaci in campo religioso ed in quelle relative agli impegni di carattere lavorativo. Penso che nulla fosse riservato all’aspetto ricreativo.

Un sacerdote presente all’interno della Chiesa mi riferisce che i monaci non governano più l’Abbazia e che le funzioni religiose sono curate da fiduciari della diocesi di Macerata.

In uscita dal tempio volgo uno sguardo all’indietro e resto sorpreso nell’osservare le grandi dimensioni del rosone incassato sulla facciata.

Doverosa la visita alle grotte del monastero le quali mi consegnano un mondo di lavoro irripetibile ed eloquentissimo. I lunghi tavoli della mensa, disposti in successione nello stanzone dei conversi, sono l’ultima immagine che l’Abbazia mi offre.

(Sabato, 26 settembre)

Visita alla città di Fano

Colazione in Hotel. In mattinata è stato programmato un incontro con gli amici di 50 & Più Pesaresi. L’incontro si concluderà con un aperitivo. Pranzo in Hotel. Alle ore 15,30 partenza in pullman per Fano, visita delle Chiese con dipinti del Perugino e delle mura romane. Alle 18,30 partenza per Pesaro. Cena e pernottamento in Hotel.

L’incontro previsto con gli amici pesaresi avviene nella hall dell’albergo e si conclude nella sala del ristorante. E’ presente a detto appuntamento il presidente della locale Associazione, persona che, a livello nazionale, occupa il posto di consigliere. La visita, facendo appello alla cortesia ed alla cordialità di tutti gli associati presenti si conclude nel migliore dei modi.

Di pomeriggio si parte per Fano, città da menzionare per il suo passato ricco di storia e di patrimoni di altissimo livello.

Le eleganti mura che la circondano per lunghi tratti riferiscono del periodo in cui l’imperatore Augusto la fregiò del titolo di colonia romana. Vitruvio, il sommo architetto di detto periodo, ha lasciato in detto centro molte tracce del suo talento. La basilica che porta il suo nome, una ricostruzione fedele al progetto definito nel suo Quinto libro sull’ Architettura, si sviluppa a grandi dimensioni nella strada che sulla sinistra porta agli scavi archeologici condotti in città. Molto viene posto in evidenza da detti lavori mirati soprattutto a promuovere nuove luci sullo splendore delle antiche prestazioni vitruviane.

All’ingresso di questo centro che si affaccia sul mare non posso fare a meno di fare le mie riflessioni sulle possenti mura e sulle eleganti piante che insistono alla base di esse. Da terra riesco a raccogliere qualche frutto di stagione consistente in quattro castagne matte e due ghiande. Queste ultime fruttificano sulle chiome delle querce tipo Quercus rubra. Dette piante, unitamente a quelle definite con la denominazione di quercus ilex e quercus subera sono presenti in gran numero in terra sarda. Dal portale Estate in Sardegna apprendo che nel cuore del Sulcis, in provincia di Cagliari, si estende una foresta di otre 4200 ettari. Si tratta del più vasto bosco di lecci del mondo.

Più avanti, il gruppo si delizia nell’ammirare nella Chiesa di Santa Maria Nuova i celebri dipinti del Santi e del Perugino. Il sottoscritto, a causa della sua sordità non resta, per le istruzioni date dalla guida, che rimettersi alla lettura di quanto indicato nelle locandine.

I mercatini dichiarano la fine di questa tappa e di questo viaggio con percorsi che non mancano di segnalare oltre gli aspetti più edificanti di questa regione Marche, quelli riguardanti il giusto equilibrio e le giuste proporzioni tra le generazioni dell’oggi.