Memorie tonaresi in pratza manna

lunedì 6 aprile 2026

Gita a Sedilo

 

Gita a Sedilo

 

   Oggi, giorno di Pasqua, mi ritrovo a Talasai, nel versante sud di Sedilo. In detta regione boschiva è stato curato uno spiazzo che vale tantissimo per gli ospiti occasionali sia per l’aspetto panoramico che per l‘accesso nell’attiguo ristorante. Dalla suddetta area all’aperto, supportata da una copertura di circa quattrocento metri quadri, lo sguardo permette all’osservatore di spaziare su diversi fronti che, nell’ordine, sono rappresentati:

a)  in basso da uno specchio d’acqua di ampie dimensioni, in effetti si tratta dell’Eleonora d’Arborea, il lago artificiale più grande d’Europa,

b)  alla mia sinistra, da un imponente gruppo montuoso che procede in monotonia da nord verso sud con un andamento quasi rettilineo, senza impedire in lontananza la visione delle più alte vette del Gennargentu,

c)   sempre alla mia sinistra, ma superiormente, folte fronde di vegetazione della terrazza, mi impediscono di vedere il santuario di San Costantino, le recinzioni della vasta area e la via d’entrata regolata dall’arco a tutto sesto,

d)  di spalle, ad una distanza di circa quattrocento metri, il cielo è rigato da una sinusoide che sottende, a partire da sinistra verso destra, nelle concavità superiori i punti massimi dell’altopiano e nella concavità inferiore le postazioni degli ultimi piani di alcune abitazioni del centro di Sedilo. Il resto del paese non è visibile. È da immaginare che stazioni nelle retrovie.

e)  alla mia sinistra, la struttura del ristorante, facendo da cornice all’insieme, chiude ogni altra possibilità di osservazione.

Io, che mi trovo nel punto medio tra il lago e la silenziosa nidiata delle bianche costruzioni sedilesi, tra le montagne e le coste che lambiscono le acque marine, mi ritengo abbastanza soddisfatto solo in parte di questa mia descrizione in quanto devo far cenno a qualche spunto di carattere botanico.

   Dato che la pausa pranzo avrà inizio alle ore quattordici ho tutto il tempo per concedermi una breve passeggiata nei dintorni. I quattro passi mi permetteranno di portarmi sopra il cavalcavia dell’arteria Olbia-Nuoro e di procedere verso la prima impennata che porta a Sedilo. Non penso che avrei potuto fare altri percorsi in quanto il sottobosco che sa di rovi, di fichi d’india, di cisti, di ferule, di olivastri e di roverelle è di grande disagio al calpestio degli incauti visitatori. Mi ricredo nell’avanzare queste mie considerazioni quando vedo sbucare all’improvviso dalla macchia due signori che con molta disinvoltura, compaiono e scompaiono alla mia vista salvo ripresentarsi all’aperto con dei consistenti mazzi di asparagi, di cicorie e di bietole. Non sono ospiti del ristorante in quanto nel tempo di qualche minuto sono già in macchina pronti per ripartire.

   Al mio ritorno alla terrazza mi sorprende il suono di un organetto che cura un adagio dei tempi andati. Non faccio alcuna fatica a ricordarne il titolo anche se alcuni avventori, pur apprezzando certe melodie, non abbiano mai sentito parlare di Dominò, Dominò.

   A me quasi vien voglia di fare uno strappo alle regole e di canticchiare a sottovoce la seguente tiritera: Sedilò, Sedilò, dolce nome di un valzer francese, Dominò, Dominò……

   Avrei quasi desiderato di riportarmi al tempo in cui al teatro Verdi di Macomer l’orchestra indugiava a riproporsi nei balli che sapevano di tango e di valzer. Del contrabasso mi incuriosiva l’approccio ripetitivo del dito medio del suonatore sulla corda più grave dello strumento. Era così assicurato il passo ossia il segna tempo musicale per i ballerini.

   Ho riferito, nella presentazione dei diversi fronti panoramici offerti dalla terrazza, delle fronde che occultavano la presentazione del Santuario di San Costantino. Peccato, eppure tale postazione non è poi cosi lontana. In altre occasioni ho partecipato alle manifestazioni di carattere non religioso fra le quali assume grande importanza la corsa equestre denominata S’Ardia. Quanto dura questo spettacolo? Non più di un minuto, il tempo necessario per cavalli e cavalieri di buttarsi a capofitto lungo una discesa di un centinaio di metri, riuscire ad imboccare la strettoia tra i contrafforti e l’arco dell’ingresso e procedere per una brevissima salita verso Sa Muredda. E’ di gran lunga superiore il tempo riservato alle attese e alle disposizioni dei capi corsa. Curren S’Ardia, Caddos curridores….è il titolo di un componimento poetico presentato da Montanaru.

   Un commissario d’esame presente a detta manifestazione, che si effettua il giorno sei di luglio di ogni anno, richiesto se avesse visto qualcosa di simile in altre regioni d’Italia mi rispose con molta franchezza di riconoscere l’impronta sarda nei più validi e giusti requisiti. Non era possibile, per lui, altrimenti.

   Ma deve essere bello anche proiettarsi anche all’interno del paese che secondo le mie interviste viene presentato come il più In del mondo. Ma qui in Sardegna, faccio notare, non c’è sardo che non riconosca a pieno titolo l’unicità delle proprie radici e la singolarità del luogo di appartenenza.

   Mi rubano ancora del tempo le note musicali suonate all’organetto. Dominò…Dominò…

  Buona Pasqua a tutti.