Ho accettato di buon grado l’invito rivoltomi
dall’Associazione 50 & Più di Oristano a partecipare ad una gita di
carattere culturale nei siti più interessanti del capoluogo barbaricino.
La partenza, fissata in Oristano per le otto
e trenta del mattino, prevede l’arrivo a Nuoro intorno alle ore undici. E’
prevista, durante il percorso, una sosta sulla super strada all’altezza
dell’Oasi Losa nei pressi di Paulilatino, pausa questa atta a favorire
l’accesso al mezzo di trasporto a quanti, fra gli iscritti alla gita odierna,
risiedono nei centri dell’area a nord del capoluogo arborense.
La giornata si propone con un cielo di
intenso blu, fatta salva la presenza di alcuni annuvolamenti di poco peso, Si
spera e ci si augura che il tutto si risolva per il meglio sino a tarda sera.
Sul lungo strada è possibile ammirare tanto
le piante sempreverdi quanto quelle che, a dispetto della loro nudità,
attendono i primi tepori primaverili. L’osservatore più attento non mancherà di
rilevare quanto sia meritoria ed appagante la lettura delle ramificazioni delle
roverelle. La visione suggerita dalle piante di importazione extra isolana non
sembra reggere il confronto con le nostre querce. Dette considerazioni valgono
non soltanto per l’aspetto botanico ma anche commerciale. Vuoi tu mettere in
discussione il valore offerto dal legnatico di una roverella o di un leccio con
quello di un eucalipto o un pino?
Spaziando in lungo e in largo con lo sguardo
rivolto in profondità non si può fare a meno di fotografare un paesaggio di
montagna dove le superfici, orfane in maggioranza dei manti vegetativi del
passato, si presentano oggi, a causa dei disboscamenti sofferti, con ritmi
cadenzati da una semplice copertura di sottobosco.
Irrilevanti le destinazioni terriere
riservate all’agricoltura. Strano, ma in questo viaggio che porta in Barbagia
non si vedono neanche tracce di animali al pascolo. Latita anche la presenza
umana.
Non appena si intravedono i primi
insediamenti di tipo artigianale ed industriale, si ha l’impressione che la
città di Nuoro sia decisamente prossima a detti raccordi aziendali di
periferia. Ancora una salita di un certo impegno e poi l’Atene sarda, sarà
pronta a sedurti con i suoi intriganti tasselli di matrice culturale.
Ed eccoci nel corso
Garibaldi, la grossa arteria che ci permetterà di raggiungere a piedi e sempre
in mattinata, il vicino Museo d’Arte Man e le suggestive Piazze Satta e Su
Connottu, localizzate queste ultime nella parte alta di Santu Predu, zona
questa definita il rione degli agricoltori.
Di pomeriggio, dopo la pausa pranzo, si farà
visita, nel rione dei pastori, alla casa di Grazia Deledda ed alla chiesa della
Solitudine, sito quest’ultimo che conserva le spoglie mortali del premio Nobel
per la letteratura.
Il museo Man, sito in via
Sebastiano Satta, vanta, all’ultimo piano di un edificio con gli scalini che, a
partire dalla biglietteria posta all’ingresso, non sembrano finire mai,
l’esposizione di tanti quadri d’autore. Ad un anziano come me i saliscendi non
vanno d’accordo. Ne vale comunque la pena riuscire a raggiungere gli scopi
previsti.
La piazza dedicata a Sebastiano Satta è nei
pressi del museo d’arte appena visitato. Sorge spontaneo chiedersi chi sia
questo singolare personaggio tanto caro ai nuoresi. Soltanto oggi ho avuto
l’opportunità di colmare le mie lacune su questo studioso che con bravura ha
saputo accomunare notevoli interessi nei settori del giornalismo,
dell’avvocatura e della poesia.
Nel tentare di descrivere la
piazza così come la osserviamo oggi è doveroso premettere che il rifacimento
della medesima è frutto della collaborazione dello scultore Costantino Nivola,
beneficiario dell’alto incarico della progettazione, con il Comune di Nuoro.
Lo slargo in questione ha una strana forma
perimetrale che risulta delineata dalle fondamenta degli edifici che gravitano
tutt’intorno. Il corpo centrale e le vie d’ingresso o d’uscita possono essere
rappresentati dal dorso della nostra mano sinistra poggiata su un leggio. Il
polso ed il pollice indicano le uscite verso il basso mentre le altre dita
definiscono gli sbocchi verso l’alto. Potrei anche affermare che il polso ed il
pollice ci segnalano gli ingressi alla piazza mentre le altre dita descrivono i
passaggi verso l’alto.
Dobbiamo al merito di Nivola se nel suo
intervento progettuale ha inteso perseguire le seguenti modifiche:
a) Ricoprire la superficie di calpestio
con lastre quadrate in granito da quaranta centimetri di lato
b) Imbiancare la facciata di tutti gli
edifici che gravitano intorno allo slargo
c) Ancorare alla pavimentazione una
decina di monoliti granitici di diverso taglio e fattura. Di diverse tonnellate
il peso del blocco da posizionare quasi all’uscita dalla piazza
d) Collocare a ridosso di detti massi
dei bronzetti raffiguranti momenti di vita
In uscita verso l’alto si ha la possibilità
di raggiungere un’altra piazza della stessa pendenza della precedente ma di
minore ampiezza e con alcuni monoliti in granito sparsi nello slargo.
L’intestazione, priva del riferimento a qualsiasi rappresentante storico della
città, si affida ad un termine verbale che sta a rappresentare i moti
insurrezionali tendenti a rivendicare il periodo conosciuto prima dell’entrata
in vigore dell’Editto delle Chiudende, imposizione che stabiliva l’assegnazione
dei terreni a favore dei ricchi proprietari. Cercare da parte delle masse
popolari di ripristinare le cose allo stato antequam, e cioè al tempo in
cui non si paventava detto gravame savoiardo, ha generato il ricorso al termine
di Su Connottu (Il conosciuto). E la piazza in cui ora ci troviamo porta detto
nome. Oggi fa tanto effetto leggere su targa a vista questa denominazione che
giustifica i soprusi subiti in passato dai pastori e dai contadini sardi.
...Terminata la visita alle singolari piazze del capoluogo siamo pronti ad affidarci nel primo pomeriggio, appena ultimata la pausa pranzo, alle attenzioni delle nostre guide le quali si daranno un gran da fare per definire al meglio le visite alla parte bassa del rione di San Pietro, il quartiere che, come abbiamo precisato in precedenza, ha segnato i passaggi più importanti della vita e della morte della grande scrittrice.
L’abitazione, una solida costruzione di molte stanze distribuite in lungo ed in largo nei vari piani presenta nei vari vani i mobili e gli attrezzi di natura casalinga ed in quelli riservati alla scrittrice sono evidenziati armadi e scrittoi di buona fattura. Non sfuggono all’attenzione del visitatore tracce di corrispondenza ordinate in bella esposizione nelle diverse bacheche sotto vetro. I serramenti e le cerniere delle porte d’ingresso e di quelle dei piani superiori sono tutti di antica foggia. I tavolati, sorretti da robuste travi in castagno sembrano non tener conto delle usure del tempo. Un corridoio che indirizza sul retro della casa lascia intravedere, attraverso gli spiragli di una porta semichiusa, un’area adibita a cortile. All’esterno e lungo le strade che portano a detta abitazione vengono poste in risalto, su molte fiancate degli edifici, testimonianze della produzione della scrittrice. Dappertutto si osserva un silenzio quasi sacro, un silenzio che soprattutto i nuoresi rispettano nel tempo ed in ogni dove. A noi non resta che emulare il comportamento gestuale dei concittadini di Grazia. L’omaggio alla salma da parte nostra nella chiesa della Solitudine è l’atto dovuto a chi ha lasciato in eredità a ciascuno di noi un patrimonio culturale di immensa portata.